Diocesi

Gravi lutti a Ragusa: incontro con padre Arnaldo Pangrazzi

Si è tenuto domenica nei locali della chiesa di San Pio

Aiutare i genitori che hanno perso i figli o per incidenti stradali o per una malattia o per suicidio, talvolta anche per omicidio. E’ stato questo l’obiettivo dell’appuntamento “Incontrarsi, condividere, guarirsi. Insieme per chi soffre il dolore della perdita di un figlio” tenutosi domenica, per tutta la giornata, nei locali parrocchiali della chiesa San Pio X di viale Europa a Ragusa.

Per l’occasione, si è registrata l’eccezionale presenza di padre Arnaldo Pangrazzi, professore di Teologia pastorale sanitaria e supervisore del Clinical pastoral training al “Camillianum” di Roma. Lo staff organizzativo dell’iniziativa è stato formato da don Giorgio Occhipinti, direttore dell’ufficio diocesano per la Pastorale della salute, don Gianni Mezzasalma, assistente spirituale, Agata Pisana, assistente psicologico, Giuseppe e Giusy Leggio (coppia-guida), Franco e Silvia Trigona (coppia-guida) con Paolo e Rosa Maria Criscione (coppia-guida). “Cerchiamo di fare affrontare ai genitori – ha sottolineato padre Pangrazzi – questa ferita tragica che ha attraversato la loro vita.

Molti genitori vivono questa esperienza come un vuoto per il loro futuro. Cerchiamo di fornire degli spunti per guarire il cuore ferito. Una modalità proposta in questo cammino di guarigione è la condivisione, l’incontro con altri genitori feriti, in modo che il loro dolore non sia assolutizzato, in modo che ascoltino altri racconti e sappiano porsi nel ruolo talvolta degli aiutati, talvolta degli aiutanti, in altre occasioni anche in quello dei feriti piuttosto che in quello dei guaritori. Abbiamo anche suggerito dei passi concreti, un decalogo per offrire degli spunti a cui le persone possano fare riferimento oltre che dare un quadro su quello che è il lutto dal punto di vista fisico ma anche su come avvertiamo che il nostro corpo è in lutto dal punto di vista mentale, sociale e psicologico.

Auspichiamo che attraverso queste informazioni le persone possano tornare alle loro case con degli spunti in più per illuminare il loro cammino verso il futuro”. Aggiunge l’assistente psicologico Agata Pisana: “Dopo qualche mese di pausa, abbiamo ricominciato questo percorso con una formula nuova che ci ha impegnato per tutta la giornata. Questo per fare in modo che si possa avere più tempo per condividere ed elaborare quanto più possibile reciprocamente”. Don Occhipinti, inoltre, sottolinea: “Quando si fa l’esperienza della scomparsa di una persona cara è come se qualcosa si fosse rotto dentro di noi. Per risanare la ferita occorre molta disponibilità umana e spirituale al fine di elaborare positivamente il cordoglio.

E un ruolo molto importante in questo percorso, occupa, come abbiamo avuto modo di constatare, la comunità. Questo percorso che stiamo cercando di portare avanti, anche se molto complesso, merita, dunque, grande attenzione”. 

 
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