Mare

Ragusa, mezzo chilometro di costa inquinata

Chiusi in Sicilia 48 chilometri di costa per inquinamento

Il Dipartimento Regionale alle Attività Sanitarie e Osservatorio Epidemiologico ha stabilito come ogni anno, con apposito decreto, i tratti "non adibiti alla balneazione" in Sicilia. Si tratta di circa 47,7 chilometri di costa che sono stati vietati per “inquinamento”. Nel decreto, all’art. 3, sono, altresì, indicati i tratti di mare di costa “non adibiti alla balneazione", relativi a ciascun ambito provinciale. Non sono, inoltre, adibiti alla balneazione tutti i tratti di mare e di costa interessati ad immissione o da ordinanze emesse da Autorità marittime, Autorità portuali, Autorità regionali ed Enti locali, ed i tratti di mare e di costa "vincolati a parco od oasi naturale" e i "punti di campionamento in revisione".

La provincia di Ragusa è la meno inquinata con poco più di mezzo chilometro di costa coinvolta mentre Palermo risulta essere la zona con il maggiore tratto di mare vietato, con 24 tratti di mare, circa 22,4 chilometri di costa. Sono coinvolti in questa panoramica anche le provincie di: Agrigento dove sono stati certificati 3,8 chilometri per undici siti differenti. A Caltanissetta si registrano cinque siti con 1,4 chilometri. A Catania i siti con divieto sono 13 e interessano 3,5 chilometri di costa. Messina partecipa con 11 tratti mare che complessivamente comprendono 10,3 chilometri di costa. Nella provincia di Siracusa sono appena 4 i siti vietati per 4,2 chilometri coinvolti. Altri 3 punti si trovano a Trapani per 1,6 chilometri.

Il provvedimento del dipartimento ha una procedura da seguire anche a livello amministrativo. I sindaci dei comuni rivieraschi riceveranno la comunicazione relativa ai tratti di mare non balneabili ai fini dell’emissione delle ordinanze di divieto di balneazione. Queste ultime dovranno essere adottate entro e non oltre il 31 marzo 2017 specificando il motivo del divieto, l’estensione del tratto di costa e le coordinate geografiche. Le stesse ordinanze devono essere trasmesse ai “Ministeri della Salute e dell’Ambiente e tutela del territorio e del mare, agli assessorati della Salute e Territorio e ambiente, al dipartimento di Prevenzione e al laboratorio di Sanità pubblica della Azienda Sanitaria Provinciale competente, oltre che alla struttura provinciale competente dell’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente”.

Infine, i sindaci dei Comuni rivieraschi sono tenuti ad adottare tutti i provvedimenti per proteggere i bagnanti dai tratti di costa vietati, incluso “"quello dell’affissione dei cartelli metallici di divieto della balneazione in numero adeguato e posizionati in aree facilmente visibili, di formato minimo 80 cm per 100 cm, i cui contenuti devono essere espressi almeno in due lingue". Il Direttore generale, Dr. Maurizio Aricò, visibilmente soddisfatto dichiara: "Questi dati testimoniano la qualità del nostro territorio e quindi la qualità di vita offerta ai cittadini. Grazie per il proficuo e professionale lavoro svolto dal Dipartimento Medico di Prevenzione, diretto dal dr. Francesco Blangiardi, e dal Laboratorio Sanità Pubblica, diretto dal Dr. Giuseppe Lavima, che vigilano e garantiscono questa qualità". 

 

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