I duellanti a Ragusa

Gabriel Florian Feraud, guascone iroso e scontento, e Armand D’Hubert, posato e affascinante uomo del nord, sono due ufficiali dell’esercito di Napoleone Bonaparte. I due diventano famosi non tanto e non solo per i meriti sui campi di battaglia, quanto per la loro eroica fedeltà alla loro sfida. Non perdono infatti occasione per sfidarsi a duello e nessuno conosce il perché di un odio così profondo.

E’ l’incipit de “I duellanti”, il testo teatrale di un romanzo esemplare scritto da Joseph Conrad, uno dei più grandi autori europei del primo Novecento, capace di creare un sorprendente affresco di un mondo, quello della cavalleria e dell’esercito ottocentesco, che da lì a breve sarebbe stato spazzato via dalle nuovi armi e dalle nuove logiche militari. Con la regia di Alessio Boni e Roberto Aldorasi, lo spettacolo teatrale è andato in scena venerdì e sabato scorsi al Quasimodo di Ragusa nell’ambito della rassegna “Teatro in primo piano” promossa dall’associazione “Progetto Teatrando”, facendo registrare uno straordinario successo.

Alessio Boni, anche attore, assieme a Marcello Prayer, a Francesco Meoni e alla violoncellista Federica Vecchio sono riusciti a rendere nella maniera più accattivante per il pubblico l’ironia di cui è intriso il racconto che scaturisce dall’assurdità della circostanza: non c’è stata una vera offesa e il motivo del duello è il duello stesso. Feraud e D’Hubert, diventano famosi in tutto l’esercito napoleonico, non tanto per i meriti sui campi di battaglia di tutta Europa, quanto per la fedeltà alla loro sfida reciproca. “L’avversario più feroce lo hai dentro di te e non riesci a liberartene per il semplice fatto che sei tu che non vuoi liberartene. È il piacere del rischio e della conquista. Amo quelle storie in cui io posso leggere una trama e, contemporaneamente, un’altra completamente diversa” ha dichiarato Alessio Boni alla presentazione di questo lavoro che, non solo interpreta (nel ruolo di D’Hubert ed altri tre o quattro personaggi) ma ha contribuito a sceneggiare e dirigere insieme a Roberto Aldorasi, Marcello Prayer e Francesco Niccolini.

Nonostante la grande fiducia riposta dagli addetti ai lavori in quest’impresa, rimane il dubbio che l’opera sia poco adatta ad una messa in scena teatrale. Il risultato, così, è una prova di bravura, superata a tutti gli effetti, da parte dei tre interpreti Alessio Boni, Marcello Prayer e Francesco Meoni – notevole anche la performance d’accompagnamento dal vivo della violoncellista Federica Vecchio – i quali balzano abilmente da un ruolo all’altro, per tentare di portare in scena i consigli chiesti dai protagonisti a chi sta loro accanto, piuttosto che il pettegolezzo e il gran parlare che si fa dei “duellanti”. D’altro canto, la sensazione è che questa bravura e l’espediente originale delle pluri-interpretazioni non basti a popolare la scena quanto necessario e che le attrezzature scenografiche siano solo vagamente evocative di luoghi e paesaggi.

Insomma, ancora una volta a Ragusa il teatro d’autore fa centro tanto che continua ad essere apprezzato da un numero sempre più consistente di appassionati.