Intervista a Giorgio Conte: nuovo disco e tour

A 75 anni Giorgio Conte continua giocare con la vita con un nuovo disco, un nuovo tour e un desiderio da appagare: un tuffo nel mare di Sicilia. All’interno della compilation che mi accompagna nell’ora e mezza di passeggiata-corsa quotidiana, a 55 anni bisogna pur difendersi dall’invecchiamento precoce, oltre a pezzi rock e all’immancabile “Gonna Fly Now” (senza gradinata) ci sono anche brani di Francesco Nuti, Guccini e Giorgio Conte. Questi ultimi, al di la della loro suggestiva bellezza hanno il fondamentale compito di favorire il rilassamento muscolare a cui è dedicata l’ultima mezz’ora di esercizio che, come ognuno sa, è la più insidiosa provocando la stanchezza mistiche visioni in stile fantozziano. E poi non dovendo partecipare alle Olimpiadi è preferibile godersi la, per l’appunto, olimpica ironia del cantautore astigiano che a 75 anni tutto ha in mente meno che appendere la chitarra al muro e continua la sua “Vita al gusto di tutto..” Come ama sottolineare.

Maestro, partiamo proprio da questo concetto, “...E continuo la mia vita al gusto di tutto.” La vita non è perfetta, ci propone momenti belli ed altri meno belli, quando non addirittura passaggi estremamente dolorosi e difficili. Quindi ritengo essenziale sdrammatizzare, che non vuol dire prendere le cose sottogamba o con superficialità, ma semplicemente non piangersi addosso e vivere fino in fondo. Io abito in campagna, amo i cani, do da mangiare alle cinciallegre. In questo momento, sono seduto sulla mia sedia gestatoria e guardo gli uccellini che mangiano e svolazzano. Sa le cinciallegre sono belle, gioiose e colorate e intorno alla mia cascina ce ne sono tantissime. Occorre avere il coraggio di scegliere ciò che piace, io tanti anni fa ho deciso di mollare la professione legale per dedicarmi solo alla musica e alle cose che mi interessano davvero e che voglio incontrare ogni giorno. Del resto, come sosteneva Vinicius De Moraes: “La vita è l’arte dell’incontro.” E io amo incontrare, le persone, i libri, la musica, la natura, in una parola mi piace solidarizzare con il mondo.

Molti suoi colleghi hanno spiegato più di una volta di scrivere le canzoni in situazioni ambientali particolari; il pianoforte di Gino Paoli guarda verso il mare, Francesco Guccini ha scritto gran parte delle sue cose in quel di Pavana tra i castagni dell’Appennino. Lei cosa vede dalla finestra quando compone. Come le dicevo me ne sto sulla mia sedia pontificale e guardo la natura, il verde del prato, i pini e cerco di cucire parole e musica su quella meravigliosa trama che è il mondo che ci circonda. Venendo alla musica so che è in procinto di vedere la luce un nuovo disco. Si chiama “Sconfinando”. Un gerundio un po’ triste se pensiamo a tutti coloro che sconfinano spinti dalla ricerca di una vita migliore. Ma può diventare anche un gerundio affascinante se per sconfinare intendiamo andare ogni giorno incontro a nuove cose e nuove esperienze. Io per sconfinare dalla mia tana mi sono affidato all’esperienza musicale ed artistica del Maestro Alessandro Nidi e alla sua impareggiabile orchestra. Perché ad un certo punto ti rendi conto che le canzoni vanno vestite e che il cantautore voce e chitarra va bene in alcune situazioni intime, che per altro amo molto, ma un disco deve essere un compendio di parole e musica nel senso più completo del termine. Quindi abbiamo cercato sonorità di ampio respiro: archi, fiati e violoncelli in quartetto. Sottolineando così al meglio, almeno spero, le atmosfere che descrivo nelle canzoni e dando più spazio alla musica. Non a caso nel disco, oltre a brani inediti, c’è qualche vecchia canzone rivestita di arrangiamenti nuovi di pacca.

Lei ama la natura in ogni sua espressione mare compreso, cosa conosce del mare della Sicilia? E’ verissimo, benché nato e cresciuto ad Asti, adoro il mare del resto il Monferrato Astigiano non è lontanissimo dalla Liguria. Purtroppo per motivi di lavoro della Sicilia conosco soprattutto gli alberghi e i luoghi dove ho suonato. Ma un luogo in particolare della vostra splendida Terra mi è rimasto nel cuore: Scordia. Tra l’altro legato a questa splendida località del catanese c’è un ricordo speciale e curioso; ero lì per un concerto e venne a sentirci Paolo Buonvino, autore tra le altre cose di splendide musiche da film. Alla fine dello spettacolo chiese a me e ai miei musicisti se avessimo avuto piacere nel partecipare ad un film dove occorreva un gruppo che suonasse sullo sfondo di alcune scene. Accettai con entusiasmo, ma poi la pigrizia ebbe la meglio e non se ne fece nulla. Quando seppi che il film in questione era “L’Ultimo Bacio”, un po’ mi pentii. E comunque tra i miei desideri c’è quello di un tuffo nel vostro epico mare.

Lei è Gran Cadì del Sultanato dello Swing. Vogliamo provare a definire il concetto di Swing? Il Sultanato dello Swing, inventato dal vulcanico Freddy Colt, ha i suoi dignitari e io sono Gran Cadì. Detto questo definire lo Swing è praticamente impossibile, uno o ce l’ha o non ce l’ha. Diciamo che potrebbe tradursi con: “Dondolare sulla vita.” Come mai oggi non abbiamo più i grandi cantautori degli anni settanta, perché non esiste un ricambio generazionale? Mah....Credo che manchi la necessaria ironia nell’affrontare gli argomenti e raccontarli. Uno dei miei temi preferiti sono le donne (e finalmente ci siamo arrivati ndr). Ho sempre amato, e amo tutt’ora, tratteggiare ritratti femminili di ogni genere: donne desiderate e mai avute, donne coraggiose, donne vissute e perdute. Mi diverto anche a prendere bonariamente in giro la ragazza tutta curve, caratteristica che per altro apprezzo molto, e poco cervello come faccio nella canzone “Gne Gne”.

Tra le canzoni scritte dai suoi colleghi ce n’è qualcuna che avrebbe voluto scrivere lei? Più d’una: sono molto affezionato a canzoni come “La Gatta” e “Il Cielo in una Stanza”. Inoltre amo molto gli Chansonnier come Brassens. Ma la cosa che mi sarebbe piaciuto scrivere più d’ogni altra è “Polvere di Stelle” di George Gerswin.  

 

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