Ragusa, le attività commerciali continuano a chiudere

Le attività commerciali continuano a chiudere. Negli ultimi quattro mesi in via Roma a Ragusa ne sono stati chiusi alti quattro. A denunciarlo è la consigliera comunale Elisa Marino. “Un accorato grido d’aiuto.

Arriva, raggiungendo soprattutto le stanze del primo piano di palazzo dell’Aquila, da quello stesso posto che un tempo era definito il salotto buono della città. Dalla via Roma dove, -commenta la Marino - nel giro degli ultimi quattro mesi, hanno chiuso i battenti altre quattro attività commerciali. Ma che cosa sta succedendo?. Le nuove scelte per il centro storico superiore – si chiede la consigliera – non avevano il compito di rendere più effervescente il commercio dell’area? E perché tutto si è risolto in un flop?

Come se non bastassero, naturalmente, abbiamo a che fare con i morsi della crisi economica che rendono il quadro complessivo ancora più disarmante. Questa, purtroppo, è l’amara constatazione di una condizione che con il passare del tempo è finita con il degradare ancora di più perché non sono stati adottati quegli accorgimenti necessari tesi a ravvivare le prerogative di un comparto che aveva bisogno di rifiatare. Chiaro che l’Amministrazione comunale non può avere la bacchetta magica ma non può neppure trascurare questa problematica che merita di essere analizzata sotto i punti di vista perché la via Roma, che dovrebbe essere il biglietto da visita della nostra città, non può morire in questo modo senza che non si sia tentato almeno qualcosa per cercare di invertire la tendenza.

Sentiamo spesso dire che si sta pensando ad avviare una serie di iniziative di rivitalizzazione, per fare rivivere il centro storico superiore e la via Roma in particolare. Ma di manifestazioni come quelle che si vorrebbero allestire, o le altre che ci sono già state nel passato, ce ne vorrebbero almeno una ogni fine settimana. Capisco che è impossibile ma la cura deve essere drastica e senza un attimo di tregua se si vuole salvare il moribondo via Roma. Altrimenti possiamo senz’altro riferirci alla cronaca di una morte annunciata.

Non voglio essere pessimista né tantomeno fare l’uccello del malaugurio. Ma i negozi chiusi con i cartelli affittasi e vendesi sono lì a ricordarci ad ogni istante che la situazione è grave. E che il problema va risolto. Senza mezzi termini”. 

 

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