Lingua e dialetti ebrei: mostra a Modica

Inaugurata stamattina al Palacultura, in occasione del “Giorno della memoria”, una mostra evento sulla lingua e i dialetti ebraici. La ricorrenza, promossa dall’assessorato alla Cultura del Comune, dalla direzione del Museo Civico “F.L. Belgiorno”, dalla Charta Delle Judeche di Sicilia, è stata ricordata con una mostra su “Lingue e dialetti Ebraici” a cura dell’Unione delle Comunità Ebraiche italiane, dell’associazione europea per la conservazione e la valorizzazione della cultura e del patrimonio Ebraico e delle Biblioteca nazionale d’Israele.

Sono sette pannelli che hanno fatto il giro d’Europa in occasione della giornata della cultura ebraica come testimonianza di una civiltà grande e complessa laddove la lingua e il dialetto si sono commisurati e in qualche modo affiancati accanto al linguaggio di quei popoli dove gli ebrei nel corso dei secoli hanno migrato e vissuto. La mostra al Palacultura è fruibile sino al 28 febbraio. All’ inaugurazione della mostra, nella sala Auditorium “S. Triberio” del palacultura e che ha avuto come madrina la professoressa Anita Calabrese, consorte dell’assessore alla Cultura Orazio Di Giacomo, hanno dato il loro contributo il direttore del Museo Civico, professore Giovanni Di Stefano, che marcato il concetto di una lingua ebraica che guida e orienta sulla cultura di un popolo che ha creato un civiltà che nessuna violenza, a cominciare dalla shoah ha saputo distruggere o estinguere.

Un popolo che pur parlando lingue diverse ci ha tramandato il patrimonio dei propri saperi nella lingua ebraica come connotato non solo storico ma identitario. Modica, ha sottolineato Orazio Di Giacomo, ha diversi punti di raccordo con la civiltà ebraica. A Cartellone, al Dente, alla Vignazza ha operato sino al 1474 una comunità ebraica che ha lasciato il proprio segno nelle arti, nella musica, nella poesia e ovviamente nel popolo. Molti cognomi a Modica sono di origine ebrea. La lingua per la comunità ebraica nomade in Europa era in frutto, ha sostenuto il giornalista Gianni Papa, dell’interazione degli ebrei con le società circostanti come lo Yiddish, il ladino, il giudeo arabo; gli ebrei in numerosi altri luoghi continuarono ad adoperare le lingue locali, scrivendole o parlandole secondo modalità propriamente ebraiche.

Le lingue giudeo arabe sono varie versioni dialettali dell’arabo parlante degli ebrei nei paesi arabofoni; anche l’arabo classico se scritto in caratteri ebraici è noto come giudeo - arabo. La scrittura, senza dubbio, commenta Baruch Triolo, presidente della Charta delle Judeche, era mezzo per trasmettere memoria parlando al tempio. Nei primordi non c’era nulla di scritto. Sacerdoti e Leviti trasmettevano a memoria nel Beit A-donai (casa di Dio). La memoria cominciò a essere tramandata per iscritto dopo che il tempio fu distrutto; il libro serviva a mantenere il contatto con Dio.

La Shoah il cui obiettivo era la soluzione finale non riuscì nel compito; neanche in quello di annientare la lingua come fu tentato di fare, perché annientandola, si sarebbe cancellata con la memoria, l’identità della civiltà ebraica. L’eccidio di Modica del 15 agosto del 1474 non è un dato isolato, sottolinea Triolo, perché costituisce un prologo alla cacciata degli ebrei dalla Sicilia, 1492, dopo 1200 anni di presenza storica importante e decisiva per la civiltà siciliana. Già prima della nascita dei comuni, Modica aveva già una sua organizzazione amministrativa grazie alla presenza della comunità ebraica che fu decimata, mietendo 360 vittime, sul sagrato della Chiesa di Santa Maria di Betlemme.

La prima soluzione finale dell’isola. Una lapide rievocativa a cura dell’amministrazione comunale sarà, il 15 agosto di quest’anno, collocata nel quartiere di Cartellone a 543 anni da quell’evento alla presenza della massime autorità italiane e israeliane. Il “Giorno della Memoria” ha registrato gli interventi musicali, a base di musica ebraica, dei maestri Sergio Carruba al pianoforte e Gianluca Campagnolo al clarinetto. Domani alle 10.00 nell’aula consiliare di palazzo San Domenico “Processo alla Storia” da un’idea degli avvocati Giovanni favaccio e Salvatore Poidomani, dove saranno sottoposti a giudizio, con tanto di sentenza finale, i mandanti dell’Eccidio degli Ebrei del 1474. 

 
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