I sogni infranti di una generazione

Mai come nel caso in esame, i governi che si sono succeduti in Italia da circa un trentennio, hanno pari responsabilità nell’aver infranto un sogno di un’intera generazione, ovvero d’aver reso impossibile il diritto al lavoro di quei tanti giovani nati tra la fine degli anni settanta e l’inizio degli anni ottanta, i quali seppure in possesso di diploma di scuola superiore o di laurea, sono costretti a vivere da disoccupati o a doversi accontentare di lavori che mortificano il loro impegno nello studio ed i sacrifici sostenuti dalle loro famiglie.

E’ proprio vero che al peggio non c’è limite! All’inizio degli anni settanta, quando finivamo il corso degli studi, riuscivamo a trovare una collocazione nel mondo del lavoro, secondo l’indirizzo per il quale avevamo studiato e questo, oltre ad aprirci una prospettiva di vita, gratificava i nostri genitori per i sacrifici ai quali si erano resi disponibili; oggi purtroppo, la generazione alla quale appartengono i nostri figli, è stata scippata di tale prospettiva ed i genitori della legittima aspettativa di serenità nel vedere realizzati i figli. Eppure, all'articolo 1 della nostra Costituzione continua a leggersi che L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro.

Oggi, alla luce di quanto accade grazie ad una serie di timonieri della nostra Repubblica nella quale il lavoro è diventato privilegio di chi ha santi in Paradiso, potremmo rimodulare tale detto nel seguente: l’Italia è una Repubblica la cui Costituzione prevede quale diritto fondamentale dell’uomo, il lavoro, che non essendo più disponibile per acclarata incapacità di chi ci ha governato nell’ultimo trentennio, costringe le persone a sperimentare il triste fenomeno dell'emigrazione già avvenuto negli anni 50. Andrebbe cambiato l'articolo 1 della Costituzione o più opportunamente gran parte dei politici che abbiamo elevato a tanto immeritato onore? 

 

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