La sinistra in Italia

In un lunghissimo articolo apparso su Repubblica il 20 Novembre scorso Ezio Mauro si interroga sui perché la sinistra non riesca più a rappresentare i ceti medio-bassi. Non sono necessariamente poveri, e neppure quantitativamente, tanto meno professionalmente, ma hanno un auto-immagine di impoverimento sociale, civile, morale.

Sono i tagliati fuori, quelli che scoprono che la democrazia formale è intatta nelle sue espressioni ma rimpicciolita nella sua sostanza, gli ascensori sociali si sono bloccati, il circuito della rappresentanza si è rotto, loro hanno perso il collegamento. Percepiscono i diritti democratici come un sistema di garanzie che vale solo per i garantiti e a un certo punto si scoprono a coltivare un sottile disincanto con la democrazia, che sembra non incidere più sulla materialità della loro esistenza, sulla concretezza delle loro condizioni di vita.

Per gli esclusi la politica è lenta, lontana, quasi insensibile per un ceto medio proletarizzato nelle speranze se non nel reddito, nelle aspettative rovesciate in delusioni. La perdita di senso sociale fa aumentare la delusione, la nuova solitudine repubblicana, la silenziosa secessione democratica. Un popolo senza rappresentanza, la crisi di tutti i corpi intermedi: sindacati, Confindustria, Confcommercio ecc; Pezzi di ceto, parti di professione, gruppi di interesse, singoli individui fuoriescono e si sentono fuori da ogni tutela da qualsiasi possibilità di trovare un’espressione comune ai loro problemi personali.

Gli esclusi sono contro. Dunque possono accettare rappresentanza solo da un partito che sia contro. Lenta è appesantita dalle responsabilità del potere, la sinistra( sia quella che governa sia quella che è all’opposizione) è spiazzata. Ha creduto per un secolo nella politica come pedagogia, non sa cosa fare quando la semplicità diventa ideologia e la metodologia assorbe la politica trasformandola da arte sociale a esperimento virtuale. Sergio Chiamparino ex sindaco di Torino e governatore del Piemonte fa infatti notare, è evidente che in giro siamo percepiti come un tutt’uno con l’establishment e questo è forse inevitabile quando la sinistra raggiunge il maggior tasso di potere della storia, a livello nazionale e locale.

Presidente della Repubblica, del Senato, della Camera, città e regioni… Bisogna ricordarsi che siamo venuti al mondo per dischiudere le opportunità a chi le merita, ma soprattutto per rappresentare i più deboli.  

 
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