Depurazione delle acque in Sicilia

Leggo con dispiacere il quotidiano di Sicilia del 16 dicembre che ci illustra lo stato dell'arte della depurazione delle acque in Sicilia. La corte di giustizia europea ha infatti individuato 80 agglomerati (abitativi) fuorilegge italiani: di questi 51 sono in Sicilia.

La inadempienza dello Stato Italiano è relativa agli obblighi di predisposizione dei sistemi di raccolta e dei sistemi di trattamento delle acque reflue urbane al fine di evitare gravi rischi per la salute umana e per l'ambiente – una direttiva europea datata 1991, la n.271. La mancata applicazione delle direttive europee comporta l'avvio delle procedure di infrazione e in caso di non ottemperanza delle prescrizioni ivi contenute vengono irrorate le relative sanzioni. In questo caso la procedura di infrazione fu inoltrata nel 2004 – riguardava gli agglomerati superiori ai 10mila abitanti equivalenti che scaricavano nelle aree sensibili-, e sta arrivando a conclusione adesso.

Ci sono altre procedure di infrazioni in viaggio. La Commissione , in riferimento alla procedura 2004 , la 2034, ha chiesto alla Corte di Giustizia di Lussemburgo di comminare all'Italia una sanzione di 62,6milioni di euro ai quali andrebbe ad aggiungersi una sanzione giornaliera da circa 350mila euro qualora la piena conformità non dovesse essere raggiunta entro la data stabilita. Adesso sarà la Corte a stabilire il tutto entro un anno. Gli scenari che si affacciano all'orizzonte non sono proprio piacevoli per la Sicilia, infatti ogni Regione pagherà la propria quota di sanzione; infatti il meccanismo delle sanzioni vede come responsabili le Regioni e Comuni inadempienti.

Lo Stato si è tirato fuori già dal 2011. Con la legge di stabilità del 28 dicembre 2015 al comma 813 è stato precisato “a fronte dei pagamenti effettuati, il ministero dell'Economia e delle finanze attiva il procedimento di rivalsa a carico delle amministrazioni responsabili delle violazioni che hanno determinato la sentenza di condanna, anche in con compensazione da effettuare da parte dello Stato in favore delle amministrazioni stesse”. Forse ancora è possibile limitare i danni se i nostri governanti riuscissero ad utilizzare appieno i fondi previsti dalla delibera Cipe 60/2012 dirottato nel Patto di Sicilia sulla base di un Accordo di Programma quadro sulla depurazione delle acque reflue. Pietro Storniolo 

 

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