Riflessioni in pillole

L’uomo in quanto animale pensante è portato a riflettere anche sui suoi stessi comportamenti; ritengo che nessuno – almeno una volta nella propria vita - non abbia sperimentato d’interrogarsi sull’opportunità di proprie esternazioni che talvolta possono incidere negativamente sulla vita di altre persone. E’ lecito dire sempre ciò che si pensa ad una persona cara, ad un amico a cui si tiene molto, o talvolta, a prescindere che le norme sulla convivenza civile lo consentano,è più opportuno tacere per evitare che il destinatario della nostra valutazione possa rimanerne moralmente ferito?

Generalizzare, anche in questo caso, condurrebbe ad errore certo poiché non tutte le persone pensano che sia giusto essere sempre trasparenti e non tutti ritengono che sia un nostro diritto interferire in vicende che per loro stessa natura debbano rimanere nella sfera personale più intima. Quanto a me, ho sempre pensato che ciascuno di noi abbia il dovere, se si vuole essere intellettualmente onesti, di dire sempre ciò che si pensa, soprattutto alle persone che stimiamo, alle quali vogliamo bene, poiché parto dal presupposto che se una cosa non va fatta rilevare, probabilmente non ci arriveremo mai da soli con la logica conseguenza che continueremo a sbagliare convinti invece d’essere nel giusto.
Certo, ci sono rilievi e rilievi, constatazioni che possono cambiare il percorso della vita d’una persona e tuttavia rimango fermamente convinto che se si vuole bene a qualcuno, pur correndo il rischio d’inclinare il rapporto, pur mettendo in conto i traumi che si possono causare, bisogna esternare il proprio pensiero o dal mio punto di vista non si è leali.
Opinabile ? Certamente, così come lo è il contrario di questa mia tesi e pertanto, tra sentirmi poco leale con qualcuno o eccessivo nell’esternare verità di mia conoscenza, propendo per il secondo giudizio, quantomeno avrò agito secondo criteri di trasparenza ed onestà intellettuale.