Sanità, stop a visite ambulatoriali

Escludere la medicina generale dalle attività ambulatoriali lascerà molti anziani e poveri, una volta dimessi dall’ospedale, senza un percorso assistenziale idoneo e tenuto dallo stesso specialista. A denunciare la questione sono stati gli esperti del Simi, Società italiana di medicina interna, che hanno chiesto al governo di riconsiderare la strategia operativa dei medici di base. I numeri dicono che dei 6,4 milioni ricoverati ogni anno nel nostro Paese, il 16% si trova in un reparto di Medicina interna anche perché spesso soffre di patologie plurime da trattare in un quadro clinico complessivo.

Una volta a casa, però, il malato diventa un individuo “a pezzi”, che deve fare controlli dal cardiologo, dal diabetologo, dallo pneumologo senza essere visto da uno specialista che sappia mantenere una visione d’insieme. Secondo gli esperti del Simi circa 12 milioni di italiani che soffrono di malattie croniche saranno a rischio poiché non potranno essere seguiti con visite specialistiche ambulatoriali.
Secondo le statistiche i pazienti ricoverati nei reparti di medicina interna sono in continuo aumento e l’assenza delle visite specialistiche in medicina interna nel nuovo nomenclatore per l’assistenza ambulatoriale è incomprensibile oltre che pericolosa, perché lascia senza specialista di riferimento una grossa quota di pazienti prevalentemente anziani, spesso fragili, in cui la gestione va oltre la valutazione della singola patologia d’organo.