Milano, "mal di sushi": boom di intossicazioni

In aumento le intossicazioni da sindrome da sgombroide. Lo annuncia il direttore della Struttura complessa Igiene degli alimenti e nutrizione dell'Ats (Agenzia di tutela della salute) della Città metropolitana di Milano, Simonetta Fracchia. E lo fa dopo aver verificato alcuni dati relativi al 2016. Nell’anno in corso, infatti, sono stati già registrate ben 42 intossicazioni da sindrome da sgombroide. Una percentuale alta se si considera che i dati riguardano solo i primi nove mesi del 2016. Nel 2015 i casi sono stati 47. Un lieve aumento e nessun allarme, ma l'invito dell'Ats è comunque alla prudenza.

"Senza voler allarmare nessuno - dice Fracchia - bisogna però prestare attenzione al consumo di pesci sgombroidi come il tonno. E' importante il modo in cui vengono conservati. E bisogna essere consapevoli del fatto che il consumo di pesce crudo e sushi non è salute in senso assoluto. Il consiglio è di rivolgersi a esercizi pubblici di cui ci si fida e per i quali si ha la garanzia che vengono osservate le norme e le prassi igieniche per una corretta conservazione dei prodotti. Diffidando invece di locali e situazioni in cui già visivamente è chiaro che la buona conservazione del pesce non può essere garantita. Per esempio eviterei di consumare pesce crudo in baracchini", dove magari questi prodotti restano esposti per ore. A volte, poi, dietro la sindrome "c'è una concomitanza di fattori, per esempio il mix di tonno mal conservato e sesamo o altri ingredienti già di per sé allergizzanti", fa notare l'esperta.