L'addio a Peppe Drago

Una folla di cittadini e personalità politiche venute da ogni dove hanno atteso davanti al Duomo di San Giorgio l'arrivo del feretro dell'ex presidente della Regione siciliana Peppe Drago, morto mercoledì scorso per un male incurabile. Tutti in un silenzio assordante per salutare un grande uomo che sarà ricordato come un "fuoriclasse" della politica. Poi l'ingresso nel Duomo, già gremito di amici e parenti, per la cerimonia funebre tenuta da don Giovanni Stracquadanio insieme a don Enzo La Porta, cappuccino palermitano. Un cerimonia sobria ed emozionante che ha messo in evidenza Peppe come uomo semplice. In particolare è stato don Enzo ad evidenziarne tale aspetto. "Ho conosciuto Peppe - ha detto don Enzo - quando ha saputo della malattia. E' venuto a cercarmi ed abbiamo parlato. Poi ho visto i suoi occhi riempirsi di lacrime ed ho capito che non erano legate a un pentimento ma solo alla sua crescita da uomo. Da quel giorno ci siamo sempre visti. Veniva a trovarmi spesso e quando non poteva farlo ci andavo io. Lui mi diceva che parlare con me lo faceva stare bene. Peppe adesso ci guarda dall'eternità". Prima dell'uscita del feretro dalla chiesa la figlia Giuliana ha ricordato alcuni insegnamenti del padre. "Ci hai insegnato - ha detto Giuliana - che nulla è dovuto e che dobbiamo lottare per raggiungere i nostro obiettivi. Tu lo hai fatto sempre anche quando hai saputo della malattia. Grazie a tutti, grazie per esserci stati e per essere qui oggi con noi". Anche Fabio Granata ha ricordato quanto ha fatto Peppe per la sua Siclia e per aver dato vita al progetto del Sud-Est. Il feretro poi è stato accompagnato all'uscita dalla chiesa da un forte applauso e dal picchetto d'onore della Polizia municipale. Applauso ripeturo più volte nel corso del corte lungo corso San Giorgio e fino al piazzale Falcone-Borsellino.