A Ragusa la danzaterapia

Il comitato provinciale Csen di Ragusa sta sostenendo l’iniziativa promossa da Lilith Nueva, vale a dire la seconda edizione del workshop di danzaterapia metodo Maria Fux in fase di svolgimento oggi e domani presso la Global Academy di via Cartia a Ragusa. A condurre il seminario Irene Aparo, fondatrice di Lilith Nueva, Sauro Macera ed Eva Bosakova. Macera e Bosakova, fisioterapista lui specializzato in dance-ability, danzatrice lei, entrambi danzaterapeuti metodo Fux, lavorano da anni al progetto Pro.Vi.Da. (villaggio di-versamente artistico) con la compagnia “Tra virgolet-te”, da loro fondata, che include al proprio interno abili e disabili e promuove spettacoli ed eventi formativi di sensibilizzazione al tema. “Il workshop che si tiene in questi due giorni – chiarisce Aparo – procede attraverso l’esperienza pratica e creativa della danzaterapia oltre che con la visione di video su performance e laboratori di danza con persone disabili”. Bosakova e Macera aggiungono: “Vuole essere un percorso di consapevolezza di sé, delle ombre e delle luci che sempre convivono in noi e vuole fornire uno stimolo di riflessione su come l’arte può favorire le persone svantaggiate nella scoperta e nello sviluppo delle proprie risorse inesplorate. Questo l’arte lo ha sempre fatto, se non altro come provocazione a un ordine costituito di modi di pensare, di essere e di fare”. Quindi, se negli anni Settanta la parola d’ordine era reinserimento, alla fine degli anni Ottanta è diventata integrazione. “Da pochi anni, grazie alla convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità – aggiunge Aparo – abbiamo assistito a un nuovo cambio: la nuova parola d’ordine è inclusione. L’analisi attenta del concetto che l’ultima denominazione rappresenta ha permesso di cogliere le potenzialità e la forza di un cambio di prospettiva. Questa riguarda tutte le persone, indistintamente, e la condizione umana laddove presenti difficoltà di vita e situazioni di disabilità. Percorrere le strade dell’inclusione sociale significa sostanzialmente porre la questione della disabilità nella dimensione sociale del diritto di cittadinanza perché essa deve riguardare in maniera indistinta tutti coloro che partecipano alla vita sociale all’interno di un determinato contesto”. Il presidente Csen Cassisi ci tiene a sottolineare che si tratta di “un appuntamento molto atteso tra tutti gli operatori e tra quanti intendono avvicinarsi a questo percorso che può essere foriero di novità. Abbiamo già riscontrato, d’altronde, l’interesse registratosi lo scorso anno e siamo certi che sarà così anche stavolta”.