Tumori alla prostata, sorveglianza attiva per monitorare la malattia

Il 40% dei tumori diagnosticati tra i 35 mila italiani è di piccole dimensioni e di scarsa aggressività. Questi sono tutti  pazienti che potrebbero evitare interventi e terapie radicali ed essere sottoposti a una 'sorveglianza attiva', che prevede di monitorare la malattia attraverso esami specifici e controlli periodici. Lo confermano alcuni studi di specialisti. "Nel nostro Paese ancora troppi uomini con un carcinoma prostatico ricevono cure che possono avere severi effetti collaterali a carico della sfera sessuale, urinaria e rettale - afferma Riccardo Valdagni, Presidente della Società Italiana di Urologia Oncologica (SIUrO). La sorveglianza attiva rappresenta una nuova opportunità e modifica l'approccio tradizionale. Con essa, in alternativa a chirurgia, radioterapia o brachiterapia, il paziente con tumore indolente viene sottoposto a esami e controlli periodici. Questo vale per tutta la vita o fino a quando la malattia non modifica le sue caratteristiche iniziali". La SIUrO promuove la sorveglianza attiva fin dal 2009 quando è iniziato "SIUrO PRIAS ITA", il più grande studio a livello mondiale che in Italia, coordinato dall'Istituto Nazionale dei Tumori (Int) di Milano, ha coinvolto 850 pazienti in 10 centri. Pare che la sorveglianza attiva sia tra le linee guida internazionali più importanti e sta sempre più diventando una valida alternativa terapeutica anche in Italia.