Omicidio a Vittoria: fermo per Gaetano Pepi e i figli Antonino, Alessandro e Marco

Un delitto maturato per liti tra vicini. Due aziende agricole una a fianco dell’altra, delle stradelle in comune, screzi per l’utilizzo delle strade, degli accessi, per il passaggio dei mezzi e dei parcheggi. Che i rapporti tra la famiglia Dezio e la famiglia Pepi non fossero idilliaci lo sapevano in tanti. Ma nessuno avrebbe mai immaginato un così tragico epilogo. Nel pomeriggio, intorno alle 14, è scoppiato l’alterco che ha coinvolto Gaetano Pepi, di 69 anni, insieme ai figli Antonino di 42 anni, Alessandro di 38 e Marco di 25 e la vittima, Giuseppe Dezio, di 64 anni. Secondo una prima ricostruzione tutti sono passati dalle parole si è passati ai fatti e più d’uno ha impugnato un coltello. Pochi minuti di follia ed alla fine Giuseppe Dezio è rimasto a terra: i fendenti lo hanno raggiunto negli organi vitali. E’ morto sul colpo. Uno dei contendenti è rimasto ferito in modo lieve. A ferirlo potrebbe essere stato lo stesso Dezio che forse aveva anch’egli un coltello in mano, che è stato trovato sul luogo dell’omicidio. Non è stata ancora trovata, invece, l’arma del delitto, pare un altro coltello.
Dopo il fattaccio, i quattro componenti della famiglia Pepi si sono allontanati, mentre il figlio della vittima, presente all’accaduto, ha telefonato ai carabinieri. All’arrivo dei militari per Giuseppe Dezio non c’era più nulla da fare. I militari hanno cinturato la zona ed hanno rintracciato subito i quattro componenti della famiglia Pepi, che si trovavano ancora nei dintorni. I quattro sono stati subito condotti in caserma e interrogati per tutto il pomeriggio. Il sostituto procuratore Valentina Botti li ha sentiti alla presenza del difensore, poi ha deciso di emettere, per tutti, il fermo di indiziato di delitto, con l’accusa di omicidio volontario in concorso. I quattro sono stati condotti nel carcere di Ragusa. La ricostruzione dell’accaduto presenta ancora alcuni contorni poco chiari, perché le versioni fornite dai quattro (che sono stati sentiti anche separatamente) e dal figlio della vittima, hanno alcune divergenze. Uno dei fermati ha delle ferite, per fortuna non gravi, riportate nel corso dell’alterco, culminato nell’omicidio.
Francesca Cabibbo